F.a.q.

Risposte a domande frequenti

Bisogna essere maggiorenni per ricevere un suo sostegno terapeutico?
No, ma per chi ha meno di 16 anni è necessario il consenso esplicito dei genitori.

Qual’è il limite d’età?
Non c’è nessun limite d’età; la terapia sessuale cura le disfunzioni che provocano disagio personale e relazionale al paziente che ne è portatore, quindi l’unico requisito per entrare in terapia è che la persona ne senta la necessità e sia motivata a seguire le prescrizioni comportamentali.

Cosa è la terapia sessuale?
Una risposta approfondita a questa domanda alla pagina "terapia sessuale: origini e come agisce".

Quale la differenza tra un medico sessuologo e uno psicologo sessuologo?
Le disfunzioni sessuali possono essere affrontate con metodiche che differiscono lievemente l’una dall’altra. Questo dipende dalle scuole dove il terapeuta si è formato e credo sia legittimo dire che uno strumento adeguato in buone mani dà comunque un buon risultato. La grande differenza a mio parere è data dal fatto che lo psicologo ed il medico hanno una formazione professionale molto diversa e questo è evidente nel loro modo di affrontare le patologie. Lo psicologo affronta la disfunzione sessuale con un intervento di psicoterapia in quanto la tratta come parte di un disagio intrapsichico più ampio, mentre il medico fa un trattamento focalizzato sul sintomo (cosiddetto “breve”), ed ha le conoscenze tecniche per richiede gli esami che ritiene adeguati al caso e per prescrivere i farmaci che di volta in volta fossero necessari. (Che differenza c’è fra il sessuologo medico e e il sessuologo psicologico?fare riferimento anche alla possibilità di avere prescrizioni farmacologiche)

Come prenotare una seduta?
Questo è molto facile, basta seguire le indicazioni nella pagina “contatti”.

Il sessuologo mi propone qualcosa di diverso da una psicoterapia?
La parola “sessuologo” indica solo che un professionista (che può essere un assistente sociale, uno psicologo o un medico come abbiamo appena detto) ha uno speciale interesse per la cura delle disfunzioni sessuali. Di per se’ il termine non indica altro, tanto meno definisce l’appartenenza ad una scuola. Personalmente io accetto il termine “sessuologa” per me stessa perché capisco che è entrato nel linguaggio comune, ma ritengo che questo non definisca ne’ il corso di studi che ho effettuato (vedi Curriculum Vitae) ne’ il tipo di approccio che uso per trattare le disfunzioni. Ritengo che il termine adatto, mutuato dall’inglese, sia “terapeuta sessuale”; infatti non sono una storica della sessuologia, ma un terapeuta che cura un problema.

Tutti i sessuologi lavorano nello stesso modo?
No, ognuno mette in atto gli insegnamento ricevuti che eventualmente vengono integrati nel corso delle sedute con altre modalità di lavoro che sono parte della formazione professionale di quel terapeuta. Per portare un esempio, possiamo pensare che lo psicologo che abbia una formazione come terapeuta familiare presterà particolare attenzione alle dinamiche di coppia, mentre il medico potrà prendersi carico di eventuali problemi organici collaterali o potrà prescrivere farmaci adiuvanti la funzione sessuale come una terapia ormonale (HRT, MHT, Livial, Intrisa) o un farmaco erettogenico (PDE-5i come Viagra, Cialis, Levita).

Devo informare il mio medico di base?
In linea di massima si può dire che è sempre una buona cosa che il medico di famiglia sia informato di qualunque problema di salute dei propri assistiti. Se un paziente si sente a disagio a parlare delle sue difficoltà sessuali con il suo medico può essere utile discutere questo aspetto con il terapeuta sessuale per capire se il coinvolgimento del medico di famiglia è necessario (come nel caso di una disfunzione secondaria a patologia organica) o se se ne può fare a meno (come nel caso di una patologia totalmente funzionale).

Posso assistere alla sessione di mio marito (moglie, figli, ecc)?
La presenza di un familiare durante le sedute di terapia comportamentale focalizzata sul sintomo sessuale crea uno scenario particolare che può avere aspetti positivi ma anche aspetti negativi; per questo non è possibile dare una risposta teorica univoca ma si raccomanda che la decisione sia presa nel corso di un confronto costruttivo alla presenza degli interessati e del terapeuta.

Le visite sono mutuabili?
Non quelle in regime di libera professione, ma questo è possibile nell’ambito dell’ambulatorio divisionale di Ostetricia e Ginecologia di Siena per accedere al quale è necessaria la richiesta del medico di famiglia.

Chi è il sessuologo?
E’ un professionista (assistente sociale, psicologo, medico) che ha una preparazione specifica per la cura delle disfunzioni sessuali

Chi si rivolge al sessuologo?
Qualunque persona che si senta a disagio a causa del proprio comportamento sessuale può rivolgersi al terapeuta sessuale; questo comprende persone di ambo i sessi, di ogni orientamento sessuale, di ogni età e che abbiano o no un partner sessuale, come pure comprende persone che di fronte alla prospettiva di un incontro sessuale abbiano disagio, ansia, paura, avversione oppure che più semplicemente vedano una loro capacità deteriorarsi e desiderino superare il problema al meglio. Tutte le disfunzioni sessuali riconosciute e definite nel DSM possono essere affrontate.

Quali sono gli strumenti del sessuologo?
Come ho detto scuole diversi raccomandano interventi terapeutici che non sono perfettamente sovrapponibili. Nel mio caso, oltre agli strumenti per l’indagine eziologia di una patologia che appartengono al bagaglio culturale di ogni medico, io applico i principi della terapia comportamentale focalizzata sul sintomo sessuale che sono stati ridefiniti dalla scuola di Helen S. Kaplan

Qual'è la frequenza consigliata degli incontri?
E’ settimana o quindicinale, a meno che non ci siano altri problemi che suggeriscano una cadenza diversa.

Le fatture emesse sono deducibili ai fini fiscali?
Sì, le fatture emesse sono deducibili sia dalla dichiarazione dei redditi sia nel caso in cui la persona abbia una assicurazione personale sulla salute.

E' garantita la mia privacy?
Sì, il medico è tenuto per legge e per correttezza deontologica a mantenere il segreto professionale verso il proprio paziente .(vedi: "legge sulla tutel dei dati personali").

I sessuologi ottengono buoni risultati dai trattamenti che iniziano?
Sì, i risultati sono buoni. Da un lato, esporre le proprie difficoltà e dar voce a un problema ritenuto vergognoso permette di sdrammatizzare la situazione. Inoltre, il sessuologo ha una buona conoscenza della fisiologia sessuale, può risanare alcune idee preconcette, mettere in evidenza un aspetto che non avevi considerato. Per gli approcci specifici nell'ambito della sessuologia - le terapie sessuali, appunto -, alcuni studi riferiscono una percentuale compresa tra il 60 e il 70% di riuscita per le persone che portano a termine il trattamento. E, anche nel caso in cui l'esito non sia del tutto favorevole, grazie a queste terapie i pazienti riferiscono un miglioramento del loro modo di pensare e di vivere la sessualità. La terapia sessuale comportamentale è particolarmente efficace quando si tratta di risolvere problemi ad eziologia mista ( patologia organica e funzionale che si sovrappongono), secondari ad un disagio relazionale oppure and una nevrosi d’ansia

Quali disturbi può trattare un sessuologo?
Sono di competenza del sessuologo tutti i problemi che rientrano nell'ambito della sessualità. Dalle patologie più note, come le disfunzioni erettili o i disturbi dell'eiaculazione, le anorgasmie e i disturbi del desiderio, per arrivare ai disturbi di più difficile individuazione, come l'insoddisfazione o la disarmonia sessuale. Ad ogni modo, se il problema per il quale si ricorre alla terapia non è di sua pertinenza, il terapeuta saprà orientarti allo specialista più adeguato.

Bisogna fare la terapia in coppia?
La terapia di coppia è assolutamente necessaria in terapia comportamentale, tanto p vero che noi affrontiamo da disfunzione specifica che ci viene presentata con lgi strumenti che le sono propri, ma consideriamo che il sintomo possa essere risolto solo s ei due partner sono coinvolti nel trattamento. Questo non vuol dire che ci debba essere sempre la presenza della coppia ad ogni seduta, ma che le assenze ed i motivi delle assenze debbano essere discussi.

 

Da un po’ di tempo non ce la faccio a trattenere l’urina e anche fare all’amore è diventato più difficile. Che mi sta succedendo? Mi può aiutare?
Le strutture che compongono il pavimento pelvico, soprattutto quelle muscolari, svolgono un compito fondamentale per il mantenimento della normale posizione degli organi contenuti nel piccolo bacino (nella donna: utero, ovaie e vescica). L’impegno richiesto a questi muscoli diventa ancora più impegnativo durante la gravidanza perché devono sostenere tutto il peso della pancia che cresce…. sono fatti apposta e sanno svolgere il loro compito egregiamente ma questa fatica ogni tanto viene pagata! Durante l’invecchiamento, quando tutte le strutture si fanno più deboli, i danni al pavimento pelvico diventano evidenti e si manifestano con l’abbassamento dell’utero (il prolasso) oppure con una difficoltà a svuotare la vescica, problemi non gravissimi ma certamente fastidiosi e che diminuiscono il senso di benessere. Se nei casi gravi è necessario un intervento chirurgico, nei gradi minori di prolasso si può intervenire con rimedi di fisioterapia che aiutano a limitare il problema e a rallentare la sua progressione. I risultati migliori si ottengono - è ovvio! - quando si interviene in tempo e il danno ai tessuti è ancora limitato. Tra gli interventi di tipo fisico che si impiegano nella riabilitazione del pavimento pelvico vorrei ricordare gli esercizi di potenziamento muscolare messi a punto dal dr. Kegel, un ginecologo di New York, che quasi 60 anni fa ha trovato un metodo efficace per aiutare le pazienti con disturbi abbastanza modesti da non aver bisogno di un intervento chirurgico. Oltre all’aumento del tono muscolare che consente di migliorare il prolasso dell’utero e l’incontinenza urinaria, con gli esercizi di Kegel si ottiene anche il rilasciamento dei muscoli che rimangono contratti com’è tipico nei casi di dolore pelvico cronico, di dolore genitale e di difficoltà ai rapporti sessuali. Questi sintomi spesso indicano la presenza di patologie di ben altra natura, legate alla vita sessuale e che vengono influenzate dalla relazione di coppia e dai disagi emotivi.

Gli anticoncezionali possono provocare una difficoltà sessuale?
Si riconoscono tre tipi principali di contraccezione: -meccanica o di barriera; -ormonale; -metodo del ritmo. La contraccezione ormonale impiega dosi di estro-progestinici sufficienti ad inibire l’ovulazione ma tanto piccole da non avere effetti metabolici quindi, in linea di massima, si può dire che la contraccezione ormonale non influenza la sessualità. continua

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Dr.ssa Anna Ghizzani

medico sessuologa con specializzazione in Ostetricia e Ginecologia. Studio medico in provincia di Siena e Firenze. Per contattare direttamente la dottoressa utilizzare i recapiti elencati alla pagina "contatti".

 

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Glossario

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